Il caffè decaffeinato fa male? Caffeina residua, solventi, pressione e gravidanza
Il caffè decaffeinato fa male? Secondo le fonti ufficiali che abbiamo letto, no: è caffè a cui la caffeina viene tolta quasi del tutto sul chicco verde, e l'Istituto Superiore di Sanità stima da 1 a 3 mg di caffeina a tazzina. I solventi usati per decaffeinare sono regolati da una direttiva europea con residui massimi precisi. Restano due attenzioni: il reflusso, che il decaffeinato non sempre risparmia, e la caffeina residua, da contare se devi evitarla del tutto.
Il caffè decaffeinato fa male? La risposta breve
Per un adulto sano il decaffeinato non risulta dannoso: secondo l'Istituto Superiore di Sanità una tazzina contiene da 1 a 3 mg di caffeina, mentre un espresso ne ha da 60 a 80 mg, e i solventi usati per decaffeinare sono ammessi dalla direttiva 2009/32/CE solo entro residui massimi precisi.
Il decaffeinato resta caffè: stesso chicco e stessa preparazione, ma con quasi tutta la caffeina tolta prima della tostatura. Per questo è la scelta di chi vuole il gusto e il rito dell'espresso riducendo la caffeina: la sera, in gravidanza, o quando le tazzine della giornata cominciano a essere troppe.
Ci sono però tre cose da sapere, e le vediamo una per una. Primo: «decaffeinato» non vuol dire «zero caffeina», e in alcuni casi la quantità residua è più alta di quanto si pensi. Secondo: i metodi per togliere la caffeina sono diversi, e uno dei solventi ammessi, il diclorometano, ha una classificazione che preoccupa molti lettori. Terzo: chi ha reflusso o uno stomaco delicato non è detto che stia meglio con il decaffeinato.
Non abbiamo fatto test né assaggi: ti riportiamo testi di legge, pareri delle autorità e studi, con le fonti in fondo alla pagina.
Come si decaffeina il caffè: acqua, CO2 e solventi
La caffeina si toglie dal chicco verde, prima della tostatura. Altroconsumo, in un articolo dell'8 maggio 2024, descrive quattro procedimenti:
- acqua: la caffeina viene estratta dai chicchi verdi con la sola acqua;
- anidride carbonica supercritica: la CO2, portata a pressione e temperatura elevate, si comporta come un solvente e porta via la caffeina;
- diclorometano: un solvente che, ricorda Altroconsumo, evapora intorno ai 40 °C;
- acetato di etile: un altro solvente, che evapora intorno ai 77 °C.
Dopo la decaffeinazione i chicchi vengono tostati come quelli normali. Il metodo non cambia la natura della bevanda: in tazza arriva sempre caffè, con meno caffeina.
C'è un dettaglio che sorprende molti. Per la legge europea anche l'anidride carbonica e l'acetato di etile sono «solventi da estrazione»: la direttiva 2009/32/CE li elenca, insieme a propano, butano, etanolo, acetone e protossido di azoto, tra quelli ammessi per tutti gli usi secondo le buone pratiche di fabbricazione. Il diclorometano, l'acetato di metile e l'etilmetilchetone sono invece ammessi solo per usi precisi, tra cui la decaffeinazione di caffè e tè, con un residuo massimo fissato per ciascuno. Lo vediamo nel dettaglio più avanti.
Quanta caffeina resta nel decaffeinato
Poca, ma non zero. L'ISS indica da 1 a 3 mg di caffeina per tazzina di decaffeinato; l'EUFIC, il Consiglio europeo d'informazione sull'alimentazione, circa 4 mg per una tazza da 200 ml.
Le regole partono dalla polvere. La direttiva 1999/4/CE consente la dicitura «decaffeinato» sugli estratti di caffè, cioè sul caffè solubile, solo se la caffeina anidra non supera lo 0,3 % della sostanza secca proveniente dal caffè. Per il decaffeinato torrefatto, secondo Altroconsumo, la norma italiana (un decreto ministeriale del 20 maggio 1976) fissa un massimo dello 0,10 % sul secco, con la dicitura «caffeina non superiore a 0,10 per cento». Non siamo riusciti a leggere il testo originale del decreto: per questo lo citiamo attraverso Altroconsumo.
Lo 0,10 % equivale al massimo a 1 mg di caffeina per ogni grammo di caffè macinato. È un tetto sulla polvere, non sulla tazzina: quanta caffeina passa nella bevanda dipende dalla preparazione.
| Bevanda | Caffeina | Fonte |
|---|---|---|
| Tazzina di decaffeinato | da 1 a 3 mg | ISS |
| Tazza di decaffeinato da 200 ml | circa 4 mg | EUFIC |
| 10 decaffeinati di locali americani, porzione da 473 ml | da 0 a 13,9 mg | McCusker e colleghi, 2006 |
| 6 espressi decaffeinati dello stesso locale americano | da 3 a 15,8 mg a porzione | McCusker e colleghi, 2006 |
| Tazzina di espresso normale, per confronto | da 60 a 80 mg | ISS |
Fonti lette il 1° ottobre 2026. Lo studio americano è un piccolo campione, con porzioni e miscele diverse da quelle italiane.
Lo studio di McCusker e colleghi è piccolo e americano, ma il suo messaggio vale anche qui: il decaffeinato non è sempre uguale a sé stesso. Per confrontare questi numeri con tè, ginseng, cacao e bevande energetiche, trovi la tabella completa nella guida su quanta caffeina c'è in un caffè.
Attenzione: se per motivi medici devi evitare la caffeina, il decaffeinato non vale zero. Chiedi al medico se puoi berlo e quanto.
Il decaffeinato è cancerogeno? Diclorometano, acetato di etile e cosa dicono le norme
È una domanda molto cercata, e merita una risposta precisa. Riguarda il diclorometano, uno dei solventi ammessi per decaffeinare. Nel volume 110 delle sue monografie (capitolo pubblicato il 22 dicembre 2016), l'IARC, l'agenzia specializzata dell'Organizzazione mondiale della sanità con sede a Lione, ha classificato il diclorometano come «probabilmente cancerogeno per l'uomo» (gruppo 2A), sulla base di prove sufficienti negli animali da esperimento e limitate nell'uomo. La stessa monografia ricorda che il diclorometano si usa soprattutto nell'industria, per esempio negli sverniciatori, negli aerosol e come solvente.
E il caffè? La monografia riporta che negli anni Settanta nel decaffeinato se ne trovavano da meno di 0,05 a 4,04 mg per kg e che, secondo una fonte americana del 2000 citata dall'IARC, la maggior parte dei decaffeinatori non lo usava più. La classificazione valuta quanto sono solide le prove sulla sostanza, non la quantità che può restare in una tazzina: nessuna delle fonti che abbiamo letto misura un rischio legato al consumo di decaffeinato, e non te ne attribuiamo uno.
Poi ci sono le norme, che in Europa fissano quanto solvente può restare nel prodotto finito.
| Solvente | Uso che riguarda il caffè | Residuo massimo |
|---|---|---|
| Diclorometano | decaffeinazione di caffè e tè | 2 mg/kg nel caffè torrefatto, 5 mg/kg nel tè |
| Acetato di metile | decaffeinazione di caffè e tè | 20 mg/kg |
| Etilmetilchetone | decaffeinazione di caffè e tè | 20 mg/kg |
| Acetato di etile | tutti gli usi | secondo le buone pratiche di fabbricazione |
| Anidride carbonica | tutti gli usi | secondo le buone pratiche di fabbricazione |
Allegato I della direttiva, letto il 1° ottobre 2026 nella versione pubblicata in Gazzetta ufficiale; modifiche successive non lette.
In sintesi: il diclorometano è ammesso, con un residuo massimo di 2 mg per chilo di caffè torrefatto, e la sua classificazione riguarda la sostanza in sé. Se preferisci non pensarci, la strada è semplice: scegli un decaffeinato che dichiari un metodo ad acqua o con CO2.
Decaffeinato senza solventi: come riconoscerlo in etichetta
Nei testi di legge che abbiamo letto, «senza solventi» non è una categoria: per la direttiva 2009/32/CE anche l'anidride carbonica è un solvente da estrazione. Nella pratica commerciale, chi usa questa formula intende di solito un decaffeinato ottenuto con acqua o con CO2, cioè senza diclorometano né acetati.
Come capire quale metodo è stato usato? Guarda la confezione e la scheda del prodotto: se il produttore dichiara «ad acqua» o «con CO2», lo trovi scritto lì. Se il metodo non è indicato, puoi chiederlo al servizio clienti: è un'informazione che il produttore conosce. Tre controlli utili quando compri:
- la parola «decaffeinato», che per il caffè solubile garantisce al massimo lo 0,3 % di caffeina sulla sostanza secca (direttiva 1999/4/CE);
- il metodo dichiarato, se c'è;
- se sei celiaco, il tipo di prodotto: secondo l'AIC caffè e decaffeinato puri, comprese cialde e capsule di solo caffè, sono permessi, mentre i caffè solubili sono tra gli alimenti a rischio.
Qual è il miglior caffè decaffeinato? Non lo diciamo, perché non abbiamo confrontato i decaffeinati in commercio: la nostra classifica riguarda le bevande senza caffè. Il criterio che ti suggeriamo è quello di questa pagina: metodo dichiarato, caffeina residua entro le regole e un gusto che ti piaccia.
Pressione alta e cuore: il decaffeinato è una scelta migliore?
Le fonti che abbiamo letto parlano della caffeina, non del decaffeinato in sé. L'ISS scrive che oltre i 400 mg di caffeina al giorno possono comparire effetti indesiderati reversibili, tra cui un aumento temporaneo della pressione, aritmie e tachicardia. Con una caffeina residua da 1 a 3 mg a tazzina, il decaffeinato è lontanissimo da quelle quantità.
Questo però non basta per dire che il decaffeinato «fa bene al cuore» o che è la bevanda giusta per chi ha la pressione alta: non abbiamo trovato una raccomandazione ufficiale italiana su questo punto, e le malattie del cuore si gestiscono con il medico. Se ti è stato detto di limitare la caffeina, il decaffeinato è un modo per tenere la tazzina portando la caffeina quasi a zero; quanto berne, e se berne, lo decidi con chi ti segue.
Chi cerca «quale caffè per la pressione alta» spesso guarda anche alle bevande senza caffè, come l'orzo puro: le fonti su orzo e pressione sono riassunte nella pagina su se il caffè d'orzo fa male.
Reflusso e stomaco: il decaffeinato può dare fastidio lo stesso?
Sì, può succedere. Altroconsumo spiega che non è chiaro se il decaffeinato disturbi meno del caffè: uno studio del 2020 su circa 48 000 donne ha associato sia il caffè sia il decaffeinato a più sintomi di reflusso, mentre le linee guida americane del 2022 non trovano prove chiare in un senso o nell'altro. Lo stesso articolo ricorda che anche il decaffeinato può stimolare il colon, un dettaglio utile per chi ha il colon irritabile.
L'ISS scrive che chi soffre di reflusso o di ulcera dovrebbe evitare il caffè, senza fare eccezioni esplicite per il decaffeinato. Se hai reflusso o gastrite, quindi, non dare per scontato che il decaffeinato sia la soluzione: parlane con il medico.
Anche per le alternative senza caffè le fonti sul reflusso sono scarse, come spieghiamo nella pagina sul caffè d'orzo citata sopra. Su questo tema non ti consigliamo nessun prodotto della nostra classifica: sono bevande che contengono comunque cacao o un po' di caffeina.
Decaffeinato in gravidanza: quante tazzine
In gravidanza e in allattamento l'EFSA indica di non superare i 200 mg di caffeina al giorno da tutte le fonti. Altroconsumo riferisce che il Ministero della Salute indica il decaffeinato come preferibile al caffè normale in questo periodo, sempre entro quel tetto.
Quante tazzine, allora? Non esiste un numero ufficiale per il decaffeinato, e non te ne inventiamo uno. Possiamo fare un conto: ai valori dell'ISS, da 1 a 3 mg a tazzina, la caffeina del decaffeinato pesa poco sul tetto di 200 mg. Lo studio di McCusker ricorda però che alcuni espressi decaffeinati arrivavano a 15,8 mg: se ne bevi molti al bar, contali.
Il resto della caffeina arriva da altre fonti: tè, cioccolato, bibite a base di cola, bevande energetiche. Perché il tetto conta? Una metanalisi di 13 studi prospettici (Chen e colleghi, 2014) ha associato ogni 100 mg di caffeina al giorno in gravidanza a un rischio più alto del 13 % di basso peso alla nascita: è un'associazione, non la prova di una causa. Attenzione anche alle bevande pronte: la scheda di Brainstoorm, per esempio, lo sconsiglia in gravidanza e in allattamento. Per ogni dubbio, il riferimento è il ginecologo o l'ostetrica.
Decaffeinato, ginseng o bevanda senza caffè: cosa cambia
| Decaffeinato | Caffè al ginseng | Orzo puro | Brainstoorm Cioccolato | |
|---|---|---|---|---|
| Contiene caffè? | sì, chicchi decaffeinati | sì, caffè solubile (dal 14 al 16,5 % della polvere) | no | no |
| Caffeina | da 1 a 3 mg a tazzina (ISS) | non dichiarata in etichetta | 0 mg | 20 mg per tazza (NewCaff) |
| Base | caffè | latte in polvere, zuccheri, caffè solubile, grassi vegetali, poco ginseng | orzo tostato | cacao 1 400 mg e 6 225 mg di attivi dichiarati |
| Glutine secondo l'AIC | permesso se puro | a rischio | vietato, salvo «senza glutine» | «senza glutine» secondo la scheda |
| Fonte | ISS, direttiva 1999/4/CE | etichette Crastan e Caffè Borbone | etichette Crastan | scheda Mush N Go |
Etichette Crastan e Caffè Borbone lette il 1° ottobre 2026; scheda Brainstoorm letta il 30 settembre 2026.
Il decaffeinato è ancora caffè, con quasi tutta la caffeina tolta. Il caffè al ginseng contiene caffè solubile, come dicono le etichette: lo spieghiamo nella guida al caffè al ginseng. Brainstoorm non è un decaffeinato: nella versione Cioccolato non contiene un solo chicco di caffè, ma ha 20 mg di caffeina NewCaff per tazza, più di una tazzina di decaffeinato.
Se cerchi una bevanda pronta senza caffè, Brainstoorm di Mush N Go è la numero 1 della nostra classifica delle alternative al caffè: prodotto in Francia, 6 225 mg di attivi dichiarati per tazza, la formula più completa della classifica, con base di cacao. I link verso i negozi sono link di affiliazione: Mush N Go è partner del sito. Se invece vuoi ridurre il caffè per gradi, alternando decaffeinato e bevande senza caffè, segui il piano della guida su come smettere di bere caffè.
Domande frequenti sul caffè decaffeinato
Quali sono i benefici del caffè decaffeinato?
Il vantaggio concreto è uno: ti lascia il gusto e il rito del caffè con pochissima caffeina, da 1 a 3 mg a tazzina secondo l'ISS, mentre un espresso ne ha da 60 a 80 mg. Altri effetti attribuiti al decaffeinato non li riportiamo: sarebbero indicazioni sulla salute, che in Europa si possono usare solo se autorizzate.
Quante tazzine di caffè decaffeinato si possono bere al giorno?
Non esiste un numero ufficiale. Per la caffeina il decaffeinato pesa poco: anche cinque tazzine, ai valori dell'ISS, restano al massimo intorno ai 15 mg, lontanissime dai 400 mg al giorno che secondo l'EFSA non destano preoccupazioni per un adulto sano. Contano piuttosto lo stomaco, il reflusso e lo zucchero che aggiungi; con disturbi o in gravidanza, decidi con il medico.
Il caffè decaffeinato contiene caffeina?
Sì, poca. L'ISS indica da 1 a 3 mg per tazzina, l'EUFIC circa 4 mg per una tazza da 200 ml. Per il caffè solubile la direttiva 1999/4/CE consente la dicitura «decaffeinato» solo fino allo 0,3 % di caffeina sulla sostanza secca; per il torrefatto, secondo Altroconsumo, la norma italiana fissa lo 0,10 %. Uno studio americano ha trovato fino a 15,8 mg in un espresso decaffeinato.
Il caffè decaffeinato alza la pressione?
Le fonti che abbiamo letto collegano l'aumento temporaneo della pressione alla caffeina, oltre i 400 mg al giorno secondo l'ISS, e il decaffeinato ne contiene da 1 a 3 mg a tazzina. Non abbiamo trovato invece una raccomandazione ufficiale specifica sul decaffeinato e l'ipertensione: se hai la pressione alta, decidi con il medico se e quanto berne.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità (2022). Caffè: composizione, proprietà ed effetti sulla salute. ISSalute, portale dell'Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 30 maggio 2022, letto il 1° ottobre 2026. ISSalute
- EUFIC (2024). Livelli di caffeina in diversi alimenti e bevande. European Food Information Council, ultima modifica 2 ottobre 2024, letto il 1° ottobre 2026. EUFIC
- McCusker RR, Fuehrlein B, Goldberger BA et al. (2006). Caffeine content of decaffeinated coffee. Journal of analytical toxicology. PubMed 17132260
- Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea (1999). Direttiva 1999/4/CE relativa agli estratti di caffè e agli estratti di cicoria. Gazzetta ufficiale delle Comunità europee L 66 del 13.3.1999. EUR-Lex
- Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea (2009). Direttiva 2009/32/CE sui solventi da estrazione impiegati nella preparazione dei prodotti alimentari e dei loro ingredienti. Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 141 del 6.6.2009. EUR-Lex
- IARC Working Group (2017). Some Chemicals Used as Solvents and in Polymer Manufacture (IARC Monographs, volume 110): Dichloromethane. IARC, Lione, 2017 (capitolo pubblicato il 22 dicembre 2016). IARC
- Altroconsumo (2024). Caffè decaffeinato: proprietà e i rischi per la salute. Altroconsumo, 8 maggio 2024, letto il 1° ottobre 2026. Altroconsumo
- EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) (2015). Scientific Opinion on the safety of caffeine. EFSA Journal. DOI
- Chen LW, Wu Y, Neelakantan N et al. (2014). Maternal caffeine intake during pregnancy is associated with risk of low birth weight: a systematic review and dose-response meta-analysis. BMC medicine. PubMed 25238871
- Associazione Italiana Celiachia (2026). L'ABC della dieta del celiaco: alimenti permessi, a rischio e vietati. Associazione Italiana Celiachia, letto il 1° ottobre 2026. AIC
Le informazioni hanno carattere generale e non sostituiscono il parere del medico, del farmacista o di un nutrizionista. Gli studi citati descrivono lo stato della ricerca e non sono indicazioni sulla salute autorizzate per i prodotti.
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